Il monocorona si fa con l'Enduro

La monocorona esisteva già sulla prima bicicletta moderna. Esattamente come oggi. John Kemp Starley è uno dei padri della bicicletta moderna così come la conosciamo oggi, con due ruote uguali per dimensioni e trazione posteriore mediante una catena. Era la bicicletta di sicurezza Rover, che risale più o meno al 1886. Per situarla in un contesto a noi più vicino, circa 40 anni dopo la fondazione di Orbea.

All'epoca inserì anche una delle prime monocorone: la singlespeed. Un'unica corona e un solo pignone. Un rapporto praticamente impensabile per una modalità come l'Enduro. Torniamo quindi ai tempi moderni e alla monocorona come la conosciamo oggi.

Nel 2012 è stata presentata in tutto il mondo la prima trasmissione monocorona per MTB, una vera e propria rivoluzione per il segmento, dopo un altro dei grandi cambiamenti degli ultimi anni, le ruote da 27,5” e 29”. Fin dal suo lancio, la monocorona ha guadagnato terreno sulle precedenti trasmissioni a due e tre corone in tutte le categorie di MTB, compreso l'Enduro.

Se nei primi anni delle Enduro World Series, la più importante competizione di Enduro al mondo, il dibattito monocorona contro bi-corona era molto acceso, oggi sembra essersi placato. La monocorona prevale tra i corridori e vi sono parecchie ragioni.

Innanzitutto, montare una monocorona sulla Rallon dell'Orbea Enduro Team significa dimenticarsi di possibili complicazioni meccaniche, come il risucchio o il salto della catena, cosa davvero importantissima per chiunque prenda parte a una gara. Soprattutto su terreni come Whistler, con numerosi salti e radici, Olargues e le sue pietraie o dove più si è notato l'uso della monocorona, nel fango appiccicoso della Colombia.

La mitica Finale Ligure, ad esempio, offre sentieri tra i boschi e tratti con rocce calcaree affilate come rasoi. Soprattutto nella seconda delle quattro sezioni cronometrate. Si chiama Rocche Gianche e sono quasi due chilometri di rocce appuntite, dove la catena salta selvaggiamente.

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Per fortuna, le trasmissioni monocorona, infatti, hanno una catena più corta rispetto a quelle a due e tre corone, che consente anche una tensione più alta. Questo, in combinazione coi denti larghi-stretti, annulla quasi completamente la possibilità che la catena esca. Ancor di più se si aggiungono i guidacatena, praticamente indispensabili per una modalità come l'Enduro.

La corona montata e, nel complesso, il rapporto, hanno minore rilevanza per i rider delle EWS, poiché la classifica in queste gare è determinata dal tempo che il biker impiega per completare le sezioni speciali, sempre in discesa.

Ciò significa che la maggior parte dei rider montano una corona grande, tra 32 e 36. Preferiscono maggiore velocità nelle discese e sacrificare un po' di rapporto nelle salite o nei collegamenti, poiché il tempo totale per completare queste gare (collegamenti + sezioni speciali) è piuttosto ampio. Salvo che siano fortissimi, non possono nemmeno osare con una 38 o 40. Alla fine avranno 10 km di discesa ma anche 30 km di pedalata tra i collegamenti nel caso di Finale Ligure.

E se la salita è dura, piede a terra e si spinge la bici. Il momento perfetto per godersi l'atmosfera che si vive in queste prove. Nei percorsi abituali di Enduro, sarà importante scegliere la corona secondo l'orografia del tracciato. ROTOR offre corone di numerose misure, da 26 a 40, per combinarle con qualsiasi cassetta, sia essa da 9-48, 10-51 o 10-50.

Sicuramente, le ragioni dei rider per utilizzare la monocorona sono parecchie: l'ergonomia di una corona singola, un vantaggio sui percorsi, poiché non sarà necessario pensare quale corona o pignone abbiamo selezionato, la facilità di manutenzione giornaliera (regolare un solo deragliatore), un cambio dal rapporto più morbido essendo la corona più centrata rispetto alla cassetta o il peso.

Quest'ultimo forse ha meno importanza rispetto ad altre modalità, ma dopo due ore di pedalata tra i collegamenti delle EWS, il peso si nota, come su percorsi di varie ore in montagna. Più ancora se parliamo dei 500 g (variabili in base all'allestimento) di risparmio della monocorona: il peso aggiuntivo della (o delle) corone (circa 80 g se sono due), il deragliatore (150 g), il comando (150 g), la guaina più il cavo (50 g) e qualche grammo in più che possono risparmiare i rider dell'Orbea Enduro Team, quelli del ragno (inesistente) che unisce le corone alle guarniture R-Hawk.

Direct Mount

Ciò è possibile grazie al fatto che ROTOR, fornitore di guarniture e corone della squadra, utilizza un tipo di montaggio denominato Direct Mount. Fondamentalmente, invece di fissare la corona alla guarnitura tramite un pezzo aggiuntivo (più peso), essa viene fissata direttamente al movimento centrale con una sola vite a brugola. In questo modo si strappa qualche grammo alla bilancia e, soprattutto, è possibile cambiare corona in poco tempo con una semplice chiave a brugola da 8 mm. Ideale per cambiare il rapporto della monocorona in pochi minuti.

I rider del team cambiano raramente corona durante la gara, è vero, perché preferiscono concentrarsi su altri aspetti più decisivi per la discesa come le ruote e gli pneumatici o il SAG delle sospensioni. In caso di necessità, devono solo chiederlo al meccanico quando arrivano ai box prima di affrontare la sezione successiva e in pochi minuti avranno una nuova corona.

Nei percorsi Enduro ciò sarà molto interessante, ma lo sarà ancora di più per il mountain biking, poiché consente di mettere una corona nello zaino e cambiarla in pieno itinerario, se necessario.

Il complemento perfetto

Le guarniture R-Hawk di ROTOR montate sulla Rallon del team, offrono diverse dimensioni e adattatori che le rendono compatibile a qualsiasi tipo di movimento centrale, nel caso dell'Orbea Enduro Team il Boost con calotte BSA. Inoltre, le guarniture sono specificamente orientate verso un uso intensivo.

L'ampio asse da 30 mm conferisce una maggiore rigidità durante la pedalata rispetto ad altri assi più piccoli, come l'Hollowtech II di Shimano (asse da 24 mm) o lo Sram DUB (28,9 mm), il che significa meno spreco di energia quando si pedala. Inoltre, il suo sistema di ancoraggio delle corone è Direct Mount e potremmo dire che quasi si tratta di guarniture MyO, dal momento che includono dei protettori in gomma disponibili in 7 colori che oltre a migliorare l'estetica, sono davvero funzionali.

Le guarniture di un rider professionista di Enduro subiscono forti sollecitazioni, tuttavia questi protettori semplici ma molto efficaci ne prolungano la durata. Nella squadra, le guarniture funzionano così bene che Gabriel Torralba, ad esempio, le utilizza anche sulla sua Oiz e Becky Cook sulla Alma che usano per allenarsi.

RALLON

GUARNITURE R-HAWK

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