22 April, 2024

Arrivederci, primavera. La Lotto Dstny chiude una stagione favolosa

Siamo alla fine. L’immagine sfuma e iniziano i titoli di coda. Il pubblico non si muove dalle poltrone, si sentono educati mormorii, nessuno vuole rompere la magia. Le luci si accendono e le persone si strofinano gli occhi, si alzano in silenzio come se non volessero accettare la fine dello spettacolo.

 

Le gare di un giorno sono come il cinema: inizio, climax e fine, tutto insieme. L’emozione trattenuta, vivere il presente, mettersi anima e corpo.


È vero che molti dei lungometraggi di questo festival avevano un lieto fine prevedibile, ma come l’ha raccontato il regista, come abbiamo trattenuto il fiato, quali colpi di scena, quali protagonisti inattesi! Bravo, complimenti!

Il trittico delle Ardenne chiude la stagione, con la Doyenne a fare gli onori di casa.


Tutto è iniziato a Maastricht, a pochi chilometri da dove si stava già preparando la grande festa. La città olandese di Valkenburg ha reso un solenne omaggio allo sponsor dell’acclamata Amstel Gold Race, dimostrando che non sono solo i belgi a saper organizzare feste in onore del ciclismo. Il Cauberg, il non luogo. Quel pendio scomodo, che passa inosservato il resto dell’anno, diventa il centro del mondo una domenica ogni mese di aprile.

Dopo trentatré salite e 250 chilometri con un profilo che somiglia più a un elettrocardiogramma, bisogna avere ottime gambe ed essere molto attenti per capire dove e quando si muoverà la gara. Maxim e Andreas si rammaricavano domenica scorsa di non aver saputo interpretare il momento per reagire in tempo.

Tuttavia, dovevamo attendere solo tre giorni per vedere un altro finale. Quello stesso mercoledì a Charleroi le previsioni del tempo non erano buone, faceva molto freddo e si attendeva la pioggia, ma pochi avrebbero potuto presagire che cosa sarebbe accaduto in seguito.

Centosettantacinque corridori prendevano il via, solo quarantaquattro tagliavano il traguardo a Huy. Le condizioni meteorologiche decisamente avverse hanno costretto intere squadre a scendere dalle bici. La pioggia, a tratti la neve, è stata davvero inclemente. 

Dietro la cortina d’acqua, emergeva agguerrito un piccolo gruppo di coraggiosi (o di pazzi, chissà) che si erano rifiutati di ritirarsi.
Tra questi c’era Maxim Van Gils.

Ci sono molti modi per vincere o salire sul podio e tutti sono validi, ma solo alcuni saranno ricordati per sempre.


Su una delle curve decisive del muro di Huy, Maxim decide di togliersi i guanti, tutti tratteniamo il fiato, non ci riesce, se ne toglie uno, respiriamo, che follia! Ma non appena abbiamo riempito i polmoni, ci manca di nuovo l’aria: Van Gils, l’incredibile Van Gils ha tagliato il traguardo in terza posizione.

Dopo questo, si dovrebbe ordinare una Amstel e fare una pausa. La Lotto però non può riposare ora, c’è la ultima Monumento e la squadra è scatenata.

Il sole splende per la vecchia Liegi-Bastogne-Liegi e ancora una volta la Lotto Dstny mostra ciò che ha dentro. Lavorano tutti insieme per fare arrivare Andreas Kron e Maxim Van Gils ai piedi di La Redoute con tutte le opzioni disponibili. A casa del nostro compagno di sempre, Philippe Gilbert, si è già deciso tutto. Pogačar ha interpretato il ruolo di Pogačar e Maxim ha coraggiosamente condotto un inseguimento dietro a Bardet, concluso con uno splendido quarto posto per il ventiquattrenne, dopo il grandissimo Mathieu Van Der Poel.

E così si conclude il film, non ci muoviamo dalle nostre poltrone, è un finale aperto. Il seguito sarà questo autunno in Lombardia, nella “classica delle foglie morte”.

Fino ad allora, godetevi la narrativa a puntate, i grandi giri stanno arrivando e la Lotto non si ferma.

 

Nel frattempo, il team ha parcheggiato la Orca per qualche giorno e si sta divertendo con la Diem. La nuova e-bike urbana di Orbea è comoda, assorbe gli urti e ha una forza quattro volte superiore a quella di una persona. Come sarebbero state diverse le cose in quei giorni!

 

 

Ma forse non sarebbe stato così bello.
Brava, Lotto, complimenti!

Orca

Negli ultimi giorni, il profilo delle Ardenne ha portato la maggior parte dei ciclisti a scegliere la Orca.


Quando la salita causa un rallentamento della velocità, la gravità influisce più dell’aerodinamica. La pendenza in cui ciò si verifica dipende dal singolo ciclista, ma è in queste situazioni che una bicicletta più leggera presenta maggiori vantaggi.


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